Due o tre cose che so di Angelo: tributo a Mr. Flaccavento

Tanto per cominciare, non è affatto un modo di dire: non sono più di due o tre le cose che so sul suo conto. Cioè quante le volte in cui è capitato di incontrarci. Sempre fugacemente. E sempre per caso. La prima, anni fa, a Firenze. L’ultima, sempre a Firenze, martedì scorso. In mezzo, una stretta di mano maldestra in una caffetteria milanese dove io capitai per sbaglio e lui, che era lì da prima di me, perché mi pare l’avesse eletta a riparo dove mettersi comodo, e scrivere. Perché questo fa Angelo Flaccavento: scrive. Scrive di moda. E lo fa da Dio.

Raffinato come lo stile che incarna, Mr. Flaccavento collabora da tempo coi migliori giornali e le più autorevoli riviste di settore al mondo. Per loro racconta – ma racconta non è la parola giusta: tratteggia – pregi e difetti di un sistema fragile e prezioso come il meglio che sa esprimere, confezionando con cura cronachette – le chiama così – che non sono che gli epitaffi di questa sgangherata stagione del gusto e insieme gli autoscatti di un mondo che malgrado tutto prova ancora ad ammaliare, commerciando come può la più effimera delle promesse: quella della bellezza. E in questo ciclico definire i contorni, in questo costeggiare una verità che non esiste se non nell’esperienza di chi la insegue, lui, Mr. Flaccavento, si muove con l’agio del padrone di casa.

Osserva e legge e affabula rimodulando il mondo che ha sotto gli occhi con strumenti che sono solo i suoi. Gli stessi di cui s’è servito anche nell’ultima occasione che gli è capitata a tiro: Due o tre cose che so di Ciro – Un tributo a Ciro Paone. Percorso espositivo che abbraccia e appaga tutti i sensi alla scoperta di uno fra gli ultimi pilastri di una certa imprenditoria italiana, meglio partenopea, pietra angolare e fondatore del gruppo Kiton: Ciro Paone.

Sei stanze, tra ambienti veri e fittizi, intrisi di sacro e di profano, più un patio, quello di Palazzo Gerini a Firenze, per condensare tutta l’essenza di una figura evocativa, emblematica e visionaria, di cui Pitti Immagine ha voluto celebrare quest’anno l’innata e totale consacrazione alla causa del bello. Emblema di un certo genio sartoriale tutto italiano che Angelo Flaccavento ha pensato di filtrare, alla sua maniera, scomponendolo nelle “due o tre cose” che sa di quest’uomo e che forse meglio di tutte lo raccontano, restituendone così un’immagine sorprendentemente tangibile, altamente suggestiva e in qualche modo, perfino familiare.