Il mare cancella i ricordi

Quando guardo al passato, il solo vero rimpianto è aver dimenticato, distratto da altre passioni, le mie estati da ragazzino al mare. Quelle trascorse da giugno a settembre a escogitare sistemi per scacciare in fretta dalle dita i segni del troppo tempo passato in acqua. Ora che dal mare sono lontano, poi, avendo scelto di vivere in una città che il mare se lo inventa tanto gli è estraneo, come fanno i ragazzini con le avventure da vivere, di quel passato che non ricordo più, di quel mare che sento dentro ma che non vedo, avverto perfino maggiore nostalgia.

Un sentimento che come pochi altri mi spinge a scavare, a smuovere, a rivoltare. In quel lavoro complicato cui spetta chi è chiamato a riconoscere tra miliardi il volto evoluto di una sensazione inghiottita dalla memoria. Così cerco come posso, quando posso, di andarlo a ritrovare. Sovrapponendo a ogni altro impulso che gli somiglia l’identikit di quello che nella mia testa, nel frattempo, quel sentimento è diventato. Sperando di scorgere ovunque il profilo della sua versione adulta.

E lo faccio nei soli modi che riconosco familiari. Chiamando qualche volta un amico, sperando di trovarlo in vena. Oppure cercandolo nei libri, nella musica, nei film. Quasi mai, comunque, è uscendo di casa e mischiandomi al resto del mondo. Ma di questo, magari, parliamo un’altra volta. Ad ogni modo è toccato a un cortometraggio, stavolta, portarmi il più vicino possibile a quella zona d’ombra che è la mia adolescenza estiva. Si chiama Swimmer, ed è il bel lavoro firmato da Lynne Ramsay per il Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Londra del 2012.

La decisione, la delicatezza e la cura con cui questo film trasporta lo spettatore in una dimensione parallela, in appena una manciata di minuti, letteralmente, sconvolgono. Non estraneo alla sfera dell’allucinazione, grazie soprattutto a un montaggio convincente e a un bianco e nero sapientemente gestito, Swimmer riconsegna poi una sensazione che richiama in chi lo vede qualcosa di ancestrale, ma in questo credo c’entri molto l’effetto amniotico che solo il rapporto con l’acqua riesce a generare nella mente umana.

Suggestioni che basterebbero da sole a facilitare in ognuno la ricerca di una parte di se stessi. Per quanto a fondo questa sia andata a cacciarsi.