Il potere persuasivo dell’arte nella pubblicità

Se hai duecentocinquant’anni di storia alle spalle, e sei un’azienda che nell’epoca del trionfo assoluto del pratico sul bello continua a far quadrare i conti lavorando, che ne so, bicchieri di cristallo e lampadari, lo spettro dell’anacronismo deve accompagnarti come un’ombra praticamente in ogni passo che compi.

Oppure, in alternativa, sei Baccarat. Uno che ha apparecchiato le tavole e ornato le case di imperatori e papi che opinione vuoi che abbia, dopotutto, di questo décalage tra la propria direzione e quella verso cui sembra essersi orientato il mondo. Tutto, il mondo.

Per celebrare infatti a dovere i due secoli e mezzo di storia, la più importante maison di cristalleria francese ha deciso, due anni fa, di dimostrare a sé e a tutti che 250 bilanci non li chiudi in attivo se non sei costantemente proiettato in avanti. 

Già, ma come fare con un simile fardello sopra le spalle? Semplice: affidandosi al potere persuasivo dell’arte e, in particolare, alla potenza luminosa della narrazione.

Tre film, tre storie, tre registe, tre città differenti (Parigi, Londra, New York), eccolo il progetto voluto per celebrare i duecentocinquant’anni della maison. Tre diverse idee di Baccarat, ma un solo grande messaggio: la bellezza non ha tempo. Ma una forma, un riflesso, sì. E perfino talvolta può seminarti dentro un rumore, un odore, un ricordo, che poi non te li scordi più.

Tipo così.