Picto: chi salva la fotografia di moda (nell’era di Instagram)

Ogni anno, in Francia, verso la fine di gennaio – cioè non esattamente a cavallo della settimana della moda per scomparire nel mucchio di appuntamenti più o meno rilevanti, ma nemmeno troppo lontano da sembrare uno di quegli eventi alla Pantone – viene assegnato il Picto. Un bel premio, per chi ha in testa di diventare fotografo di moda. Non il World Press Photo, mettiamola così, ma tutto sommato un bel premio.

Come da prassi in casi del genere, una giuria di esperti – tra cui autentici fotografi di moda e gente che dovrebbe saperne al riguardo – si riunisce a Parigi e, sulla base dei lavori più o meno prestigiosi pubblicati nell’arco dei dodici mesi precedenti, decide di eleggere i migliori tre.

Niente di straordinario, insomma, fin qui. O forse sì, dal momento che la foto di moda, molto più che qualsiasi altro genere di fotografia, è quello uscito peggio da questa democratizzazione dell’arte operata dal web, e in particolare dai social, e più direttamente da Instagram.

Lo “strumento che annienterà l’editoria del fashion”, secondo Steve Oklyn, mente del tumblr blog-manifesto NOT VOGUE.

Ora, senza troppo entrare nel merito di questi scenari apocalittici, va detto che vincere oggi il Picto, per chi ce la fa, vale sicuramente parecchio. Molto di più, per dire, di quanto valesse solo una decina d’anni fa. Perché se è vero che il web e Instagram in particolare hanno reso la fotografia di moda una roba molto più democratica, e quindi alla portata di chiunque, e di conseguenza molto meno “di qualità”, e beh allora è vero pure il contrario. E cioè che questa maggiore accessibilità ha finito per aprire, a un sacco di gente veramente dotata, il varco verso piattaforme capaci di riconoscere prima e valorizzare poi il valore stesso del proprio prodotto artistico. Una folla oceanica di talenti che solo nel ’98, cioè l’altro ieri, e l’anno in cui il Picto è stato assegnato per la prima volta, una opportunità del genere nemmeno se la sognava.

Puntuale quindi con questa orizzontalizzazione dell’arte della fotografia di moda, il risultato artistico si è elevato, verticalizzandosi, e raggiungendo vette piuttosto discrete.

E basterebbe giusto farsi venire la curiosità di vederli questi lavori premiati al Picto, per rendersi affettivamente conto di quanto, chi oggi prova a raccontare la moda servendosi dello strumento fotografico, è chiamato a un esercizio di stile tra i più complessi: emozionare, cancellando però al tempo stesso, e in un colpo solo, quanto visto in fatto di moda fino a quel momento. Che sia su riviste di settore, sul web, o in ogni dannato profilo Instagram del mondo.

E guardate che ce n’è di gente brava, in giro.