Fuori Moda: il lato grottesco della fashion week

Che Pierfrancesco Celada non conoscesse quasi affatto il mondo della moda prima di iniziare a studiarlo, a lavorarci sopra, lo si capisce dalla schiettezza con cui è riuscito a raccontarlo. Il suo “Fuori Moda” è infatti uno dei progetti fotografici che più onestamente descrive lo stato del circo, a volte folkloristico, delle fashion weeks di tutto il mondo. Una carovana variopinta che di tanto in tanto cambia stato, lingua, tempi – e in qualche caso pure regole, ma che in fondo rimane sempre la stessa. Giacché sempre gli stessi sono i suoi protagonisti.

Una macchina dell’apparenza potentissima, composta da milioni di individui sparsi ovunque, che indica strade, sceglie percorsi, detta regole, in una parola: influenza. Macinando, però, nel frattempo, miliardi. Una pièce collaudatissima, che va in scena una manciata di volte l’anno, e ad ogni occasione tutto deve mostrarsi al mondo per come il mondo se lo aspetta: impeccabile. O almeno, quasi. Perché tra la pretesa della perfezione e la realtà oggettiva delle cose c’è sempre, anche nelle migliori tradizioni, un piccolo ritardo. Ed è proprio in questa increspatura, nell’interstizio microscopico che apre, che è andato a mettersi Celada per portare a casa il suo progetto.

Fuori Moda” è infatti il controcanto in un coro autoriferito e individualista, al quale
non è estraneo anche un vago accento machiavellico
per come sceglie i suoi modelli

guardandosi allo specchio.

In altri termini, “Fuori Moda” è il fascio di  luce che vanifica il gioco di ombre proiettato sul muro, il bambino che scopre il trucco del mago e lo indica col dito, è verità – pura, semplice, totale – in uno spettacolo fittizio che va avanti da troppo tempo senza più interrogarsi sul come. D’altra parte basta dare un’occhiata veloce agli scatti che compongono questo progetto, provare a leggerci dentro il messaggio che portano in dote, per rendersi conto di quanto, in effetti, il patrimonio artistico di questo giovane fotografo italiano abbia a che fare, prima ancora che con la tecnica, con una raffinata forma di sensibilità.

Eccoli allora messi a nudo uno dopo l’altro gli infiniti tic di cui si compone il sistema delle fashion weeks più importanti del mondo. Uno scatto alla volta, tra Parigi, Milano e Londra, Pierfrancesco Celada è riuscito a tratteggiare, con la sincerità che fodera ogni suo lavoro, e a spogliare pure per qualche istante eterno, l’articolato sistema della moda. Riuscendoci, per di più, solo puntando il dito (e l’obiettivo) sulle grottesche, continue, deprimenti piccinerie che regolano questo universo. E così a restituirlo agli occhi del mondo – quello vero – in maniera più fedele. Onesta. E pure un po’ più umana.