Come si illustra il desiderio

Per colpa d’un video un po’ insolente, tempo fa mi sono tormentato domandandomi se esistesse una formula universale per raccontare l’erotismo. Una specie di algoritmo buono per tutti, a prescindere dal meridiano d’appartenenza, dalla tradizione culturale e pure dall’idea stessa di erotismo che ciascuno si porta in dote. Alla risposta, manco a dirlo, non ci sono arrivato (ma neanche avvicinato proprio), però il pretesto mi pare essere valso almeno per confermare una volta di più il niente che da tempo mi pareva chiaro. E cioè che esistono, loro sì, due o tre elementi universali tolti i quali, diciamo così, l’innesco non s’accende.

Poi sabato scorso in una libreria del Marais resto un’oretta buona con tra le mani un tomo – uno di quelli sui quali una decina d’anni fa potevi leggerci il numero dei pomeriggi passati in casa dai cerchi lasciati dalle tazze da tè sulla copertina rigida – e tutto si è rimesso un po’ in gioco.

Era il librone col quale la Edizioni Folio, ai cinquant’anni dall’uscita in libreria, lo scorso anno, ha deciso di ridare vita a uno dei libri erotici meglio riusciti di sempre: Lolita. Il mezzo secolo del capolavoro di Nabokov, però, è una roba che non ti capita mica di celebrare tutti i giorni. Così ai tipi della Folio è venuta alla mente l’idea di vederci qualcosa di grafico in questa storia. Decidendo di affidare a un illustratore il compito mica da niente di raccontare, in una serie limitata di immagini compiute, quello che fino ad allora, e per cinquant’anni, chiunque aveva potuto imprimersi nella testa servendosi “soltanto” della propria immaginazione.

Capite bene che davanti alla scommessa che un libro del genere si porta dietro, il minimo che si possa fare è tentare di capire come andrà a finire la faccenda. Perché se devi illustrare un libro d’accordo, ma se devi illustrare Lolita, ecco, in quel caso, dove le metti le mani.

Così tutto quello che ho fatto è stato sfogliare.

E pagina dopo pagina, rivivere il racconto di un brivido che credevo remoto. E che invece stava lì, ancora dopo anni, ad aspettarmi, con la stessa intensità, e bellezza, dall’ultima volta.

Alla fine me ne sono tornato a casa con la voglia di saperne di più su Federico Infante, l’illustratore cileno a cui Folio ha messo nelle mani questa impresa e a cui personalmente devo il brivido di una delicata esperienza: quella di avermi mostrato per la prima volta alcune immagini che credevo confinate sul nastro trasportatore della mia immaginazione.

Nell’intervista in cui racconta il lavoro fatto per Lolita, Infante dice inoltre che a marzo dovrebbe essere in Italia. Varrebbe la pena segnarselo da qualche parte. E nell’attesa, magari, dare pure un’occhiata qui.

 Credit Ph: FedericoInfante.com