Mon cher AMI

Alexandre Mattiussi l’ho incrociato una volta uscendo da un cinema, a Parigi (lui usciva, io entravo), e da allora non ho più smesso di andargli incontro. Seguivo il suo lavoro da tempo. Da quando, più o meno, credo d’aver iniziato a capire che fosse uno dei pochi della sua generazione che meritasse un supplemento d’interesse, una diversa dose di riguardo. Uno, insomma, a cui bisognava stare appresso, se quello che volevo era capire per davvero da quale parte stesse prendendo a soffiare il vento di una certa idea di estetica. Quella maschile, nel caso specifico.

L’arrivo a Parigi (il mio, ché lui invece da queste parti è di casa) è coinciso poi con una serie di circostanze curiose che hanno finito per accentuare il mio interesse verso le dinamiche che condizionano la direzione di quell’insieme di regole non scritte, che in un momento infelice della storia, e in un ingiusto eccesso di semplificazione, abbiamo imparato a definire moda.

Un percorso articolato, oltre che molto lento, e che nel mio caso si è dimostrato intrecciato in modo singolare proprio ad AMI, la maison di cui Alexandre Mattiussi, oltre che anima, è anche fondatore e direttore artistico. Intrecciato, dicevo, per via del fatto che ad ogni passo compiuto verso il senso assoluto di quella certa idea di estetica, avvertivo come la percezione di girare intorno al concetto di ricercata essenzialità che dal 2011 Alexandre Mattiussi non ha mai smesso di declinare nelle collezioni AMI.

E traducibile in quell’insieme di richiami all’estetica easy-chic à la française

che sta lentamente riprendendosi

uno spazio centrale nell’atlante geografico della bellezza, se avete presente cosa voglio dire.

Qualcosa insomma che in AMI è riprodotta in ogni singolo dettaglio, in ogni scelta minuziosa, in ogni particella di colore che compone il “disegno” complessivo di questa maison che non smette di crescere e stupire. Basta guardarsi un attimo alle spalle. Il 2015, per dire, con l’inaugurazione della terza boutique parigina (alle quali si aggiunge quella di Tokyo), ha fatto segnare un secondo significativo punto di svolta nella recente storia della maison dopo che, nel 2013, ad appena due anni dal debutto, AMI si è distinta per essere stata la prima azienda Homme a conquistare il prestigioso premio dell’Andam (l’associazione nazionale francese di sviluppo delle arti della moda). Non proprio l’ultimo premio che può capire di riceve chi fa quel mestiere lì.

Un premio alla capacità di rimettere una certa ricercata essenzialità al centro dell’estetica maschile. Qualcosa che, volendo proprio tradurla in immagini, suonerebbe più o meno così.