Pirelli, il nudo e l’equivoco del pudore

Annunciando l’uscita dell’ultimo Calendario Pirelli, quello 2016, un titolo che mi è capitato sotto il naso di recente diceva più o meno questo: “Basta nudi: Pirelli celebra le donne toste”. Wow!, mi sono detto, quindi le donne toste sono quelle vestite. Quelle che non hanno bisogno di far vedere che belle tette sono capitate loro in sorte perché hanno il carisma, loro. Sono toste. Come se doti estetiche fuori dai canoni ordinari fossero sufficienti a retrocedere senza appello le donne al rango di cretine, e gli uomini che magari le apprezzano a quello di imbecilli.

Ecco, è in momenti così, anche per titoli come quello che ho letto, che alle paladine del femminismo duro e puro direi “Indignatevi ora, che avreste tutte le ragioni per farlo, oltre che il mio sostegno”. Ma, a dire il vero, c’è un altro aspetto che questa faccenda di “The Cal” (il nome ganzo del calendario Pirelli) mi ha fatto venire in mente. E già che ci sono, mi pare il caso di parlarne una volta per tutte.

Perché su questa roba del nudo, sia esso femminile che maschile (posto che se parliamo di grazia – quella vera – i maschietti per quel che ne so potrebbero pure starsene a casa), io credo che si stia generando a poco a poco una confusione che non promette niente di buono. Di più, che per provare a contrastare gli effetti di uno sfruttamento ingiustificato e ingiustificabile del corpo umano (che pure esiste, intendiamoci), si stia finendo per incappare in quello che non riuscirei a definire in altro modo se non come un equivoco del pudore. 

Un tema su cui si è molto interrogato, tra gli altri, anche Edouard Levé. Uno scrittore francese che prima di suicidarsi, nel 2002, si prese la briga di consegnare nelle mani del suo editore un manoscritto dal titolo “Suicidio” (indovinate un po’ la storia di che parla? Se avete risposto “di uno scrittore suicida” beh, c’avete preso). Un uomo che prima di essere stato un eccellente scrittore, è stato, tra le altre cose, pure un fotografo e infine un pittore. La cosa più vicina a quello che arrivate a pensare quando pensate a un’artista, insomma. Ecco, Levé, a proposito di questa faccenda del pudore, anzi, dell’equivoco del pudore, aveva le idee piuttosto chiare.

E’ a lui infatti che dobbiamo le immagini che trovate nella galleria che chiude questo post. Immagini in cui sono ritratte persone che fanno sesso, e nella maniera più sconcia e brutale e spudorata (ecco, ci siamo) che la nostra morale sarebbe disposta a riconoscere pubblicamente. Sarebbe disposta, appunto, se non fosse che, come non sarà sfuggito ai più, questa gente fa sesso vestita. Quindi, formalmente, non lo fa. Eppure malgrado questo non c’è verso di sfuggire a quel velo di discreto imbarazzo che ti sorprende guardando con una certa attenzione queste foto. Specie se sei a lavoro, o hai accanto qualcuno a cui non hai l’opportunità di spiegare.

Perché è proprio questo il punto, quando si parla di equivoci.