Bulgari: l’ultimo “vizietto” di Paolo Sorrentino

E’ senza dubbio il più bel film pubblicitario dell’anno. Otto minuti scarsi di pura bellezza. O, meglio, di grande bellezza, in quanto distillato dell’immaginazione e del talento di un regista che risponde al nome di Paolo Sorrentino.

Che il premio Oscar avesse il vizietto della pubblicità, l’avevamo sospettato già ai tempi di un altro grande corto: quello realizzato per Armani con gli “scarti” – sì sì, gli scarti – della pellicola premiata nel 2014 dagli Academy. Frames of city lifes (e se c’è qualcuno che ancora non l’avesse visto, beh, è il caso che si rimetta in pari col mondo.) Ma ce ne eravamo ricordati, poi, non senza quel pizzico di fastidio che di solito accompagna iniziative del genere, anche quando, proprio il giorno dopo la consegna del premio come miglior film straniero a La Grande Bellezza, Sorrentino – già propinato in tutte le salse nei tiggì e dai programmi di approfondimento di tutte le reti – ce lo siamo pure visti scendere dall’ultimo modello della Fiat 500, nella sua tipica aria baldanzosa da secchione figo, in quella che con tutta probabilità sarà ricordata come la markettona tempisticamente meglio riuscita della storia recente della pubblicità.

Eppure, stavolta, è diverso. Non perché Sorrentino abbia saputo resistere al fascino del tintinnìo delle tasche di qualche ufficio marketing (ammesso poi che questo rappresenti in sé un problema, o, peggio, finisca per squalificare un artista), ma perché stavolta abbiamo quasi l’impressione che non sia lui il veicolo, lo strumento per farci giungere subliminalmente al prodotto, bensì, com’è giusto che sia, il suo talento. A noi spettatori, consumatori, utenti (insomma, ognuno si classifichi come meglio ritiene), stavolta è come data l’impressione di un dono, il cortometraggio appunto, e non la solita pubblicità che poggia sul solito impianto che richiama il solito sottinteso “se lo fa lui, che è figo, allora per essere figo devi farlo pure tu”, che è poi è proprio la struttura usata da Fiat, tanto per essere chiari. Ecco perché, in questo caso, sebbene il risultato resti invariato (il fine commerciale dell’iniziativa), il principio è completamente ribaltato.

Un merito, perché di questo si tratta, che va quasi esclusivamente riconosciuto ai tipi della maison Bulgari. Per celebrare l’apertura della nuova, prestigiosissima boutique di via dei Condotti a Roma, “il tempio”, in un certo senso, della casa internazionale del lusso, da Bulgari hanno pensato bene di acquistare – diciamo così – un prodotto finito. Di non commissionare niente di confezionato. Niente, che non rispondesse per intero all’idea di arte alla quale Sorrentino ci ha abituati.

Tutto è rimesso nelle sue mani.

Giacché nessuno sa raccontare l’amore,

il sesso, la memoria, gli eventi,
la religione e la morte,

meglio di come ha dimostrato di saper fare lui.

E a Bulgari bastava questo. Un sogno. Sanno bene, infatti, da quelle parti, che chi ama circondarsi di lusso, il più delle volte lo fa perché è chiamato a fare i conti con almeno uno di questi fantasmi. E se proprio non c’è verso di addomesticarli, c’è da stare certi se non altro che proverà a lenirne gli effetti quel tanto che basta.

https://youtu.be/6TA6XzfHRWQ