Hans Feurer: il fotografo che racconta la moda inseguendo “l’unico”

Io Hans Feurer non sapevo neanche chi fosse – lo so, colpa mia. Poi un giorno succede che resto impigliato nella foto grande che apre questo post, e quello che è venuto dopo è stata la voglia di vederne di più, saperne ancora, capirne ancora. Conoscere meglio lui e il suo lavoro, che mi sembrava, man a mano che ero lì a studiarmelo, qualcosa di una tale semplice e barbara bellezza che da qualche parte, dentro, era come si mi stesse conducendo per mano verso un’idea d’estetica primordiale. A una profondità che non avevo mai effettivamente raggiunto prima di quel momento. O almeno così mi è sembrato.

Cercavo di spiegarla a me stesso questa faccenda, provavo cioè a raccontarmi intimamente cosa stessi provando (di tanto in tanto mi succede: è un esercizio la cui dolcezza trovo di solito appagante e di un certo conforto), promettendomi inoltre che se mai ci fossi riuscito ne avrei parlato prima o poi qui su. E se lo faccio, adesso, non è mica perché alla fine io ci sia riuscito; se lo faccio, infatti, lo devo ancora soltanto a Feurer.

E’ stato lui, tra le pieghe di un’intervista letta qualche giorno più tardi, a dirmi molto semplicemente cosa stessi provando, tempo prima, davanti le sue foto. Dove stessi andando, insomma, con una certa regione della memoria. A suggerirmelo in maniera schietta – niente immagini stavolta, solo parole – e a farlo molto meglio di come avrei potuto io. Parlava del suo lavoro, e a un certo punto spiegava proprio del processo, che è più rivolto verso “la semplicità dell’assoluto” e “l’essenza delle cose, che è ciò che nel tempo mi ha portato a concentrarmi su una sola cosa alla volta, la sola che mi sembrasse veramente importante, e a eliminare tutte le altre, per lasciare che la mia esperienza come fosse una semplice atmosfera … Cercando semplicemente di fotografare l’unico”.
…clack!

Ecco dove mi stava portando il vecchio Hans. Ora, io non lo so se è successo pure a voi davanti al suo lavoro. Può darsi di no. Ma io, io lì in fondo ci sono arrivato. Alla stessa maniera. Con ogni sua foto.

(Ph. credit: hansfeurer.com)