Oriana, un’altra.

Il dibattito folle degli ultimi giorni ha senz’altro avuto il merito di riabilitare ai miei occhi l’immagine di Umberto Eco dopo l’infelice sortita sulle orde di imbecilli che popolano il web. Gente senza la cultura delle scarpe di Carlo Fruttero ha riempito nelle ultime ore spazi e silenzi con sproloqui intrisi della loro frustrazione e, come se la cosa non fosse già di per sé abbastanza grave, del tutto privi di logica, preparazione e, tanto per non farci mancare niente, la dose minima di garbo.

Partendo perciò da questo assunto, e posto che quello in difetto sia io per l’incapacità evidente di non riuscire ancora ad accettare il web come (anche) vaso da notte di milioni di individui, ovvero la piccola cloaca personale in cui farci stare tutto quello che non si avrebbe il coraggio di dire – per toni, contenuti e modi – parlando faccia a faccia con qualcuno, è piuttosto su un altro aspetto di tutta questa faccenda che vorrei attardarmi. Ma giusto un attimo, promesso.

Vale a dire sulla faida ideologica giocata in queste ore sulla pelle, benché sarebbe piuttosto il caso di dire nel ricordo, di due giganti del giornalismo italiano come Oriana Fallaci e Tiziano Terzani.

Non mi appassiona l’idea di entrare nel merito dell’assurda logica in base alla quale uno dei due ha ragione a tutti i costi e l’altro per forza torto, tanto più su posizioni che ritengo vadano al di là della mia esperienza e posto che sia poi davvero così semplice racchiudere il pensiero dell’uno o dell’altra con uno schieramento totale in sostegno di uno solo dei due – aspetto che richiederebbe comunque alla base aver cercato quantomeno di conoscerli un po’ entrambi, e la qual cosa, capirete bene, esclude buona parte di quelli che poi in effetti si sono lanciati nelle ultime ore in analisi socio-politiche di raffinatissima intelligenza -; ma ve l’ho detto, non è questo che mi appassiona.

articolo-fallaci-7-dicembre-1948Anche perché da queste parti quello che cerco di fare è raccontare come posso di una certa idea di estetica. E così il mio contributo insignificante stavolta ha la forma di un articolo. Niente di più che un articolo. Quello scritto il 7 dicembre del 1948 da una 19enne (diciannovenne!) Oriana Fallaci. L’impressione, leggendo, è che si parli di gonne. E in particolare di gonne che si accorciano. Gonne che si accorciano perché lo vuole Parigi. Perché lo vuole Christian Dior. In realtà si parla di estetica, appunto. E di cultura. E di una società che cambia. Insomma, di Storia

Il reportage, di una bellezza che non sto nemmeno qui a dirvi, non schiarisce affatto le idee rispetto alla faccenda Fallaci-Terzani, siamo d’accordo. Anzi non c’entra proprio niente. Ma da elemento di distrazione, quale senza dubbio è, spero questo contributo possa finire per diventare un elemento di distensione, e, senza voler porre limiti al caso, magari pure di dissuasione rispetto agli sproloqui gratuiti di cui accennavamo giusto qualche riga più sù. Fattispecie, quest’ultima, che mi consolerebbe un tantino.