Voi non conoscete Karl!

Gli eccessi biechi e inopportuni, la sistematica riduzione della moda a macchietta, la provocazione a tutti i costi. Una perpetua ossessione assoluta: esagerare. Karl Lagerfeld ci ha abituati al peggio. Da anni, tanti, è alla testa di iniziative che incarnano il peggiore elitarismo di cui l’industria del lusso sia capace. Un arlecchinaggio spudorato per quanto ormai vuoto e autocelebrativo.

La stampa di tutto il mondo, però, ci va a nozze. “Karl è Karl” sembra essere il sottinteso che giustifica apprezzamenti talvolta menzogneri, talvolta solo interessati. E questo non sarebbe niente, se non parrebbe di intravedere sullo sfondo di questo rituale circense a cui sembriamo ormai impermeabili – come fosse un obolo da pagare un paio di volte l’anno pur di vedere cosa davvero la moda abbia da offrire, ancora, di nuovo – come i segni di una qualche paura costante, i riflessi di un incubo ricorrente che abita il vecchio animo dell’ultimo pioniere di una certa idea di estetica: la paura di non godere più, sul campo, dello status di venerabile.

Come una dama troppo anziana che contrasta come può il peso degli anni sul suo viso, non sfuggendo più ormai al pericolo della pagliacciata, così Karl Lagerfeld ci pare combattere con inusitata, sfrontata maldestria l’approssimarsi di quello che molti ormai considerano l’anno zero della moda. Ovvero l’avvio di quel processo di democratizzazione a cui anche l’industria del lusso – nelle dovute e opportune proporzioni – non sarà immune.

Un vero peccato. Perché sotto lo spettacolo ignobile della moda retrocessa al rango di messinscena, di cui Karl Lagerfeld è in larga misura responsabile, c’è uno dei più grandi e puri talenti che questo mondo abbia mai espresso. Forse soltanto troppo vulnerabile al declino.

Una esistenza folle e geniale in parte racchiusa in questo documentario. Come l’essenza in vitro di una grandezza che non si percepisce più.

https://youtu.be/4tmLfnLQzpQ