Lady Gaga ha ucciso Tom Ford (ma lui non poteva sapere)

Ve lo ricordate voi “A single man”, uno dei film più eleganti della storia dell’Universomondo? Ve lo ricordate come vi siete sentiti dopo averlo visto la prima volta? Quel senso di bellezza che non voleva andarsene più, eh? Ve lo ricordate? E Tom Ford? L’idea di Tom Ford dopo quel film, quella, almeno, vi torna alla memoria? Ecco, lasciate perdere. Lasciate perdere tutto. Avete perso tempo. Abbiamo perso tempo. Ci siamo sbagliati. E di grosso, pure.

Sbagliati a pensare che a maison di un certo tipo corrispondessero idee di bellezza di un certo tipo. Che certi nomi equivalessero a una specie di fortino inespugnabile contro la deriva magnereccia verso cui ci sembrava l’estetica stesse cominciando piano piano a sprofondare. Credevamo insomma ciecamente che il valore di alcune storie, il peso delle loro consolidate eredità, e la sicurezza di canoni estetici immutabili, fossero un po’ come una sorta di estrema retroguardia, di linea maginot del buon gusto, di confine invalicabile a tutela di quei due, tre principi assoluti su cui ci era parso la moda poggiasse da sempre. Ecco, appunto, sbagliavamo.

E un po’ come quei bambini che scoprono il tradimento di uno dei genitori mentre l’atto si sta consumando, così anche noi l’abbiamo appreso: vedendo comparire di punto in bianco le coscettone sode e desiderabili e le carnose labbra mogano di Rihanna sotto la scritta Dior. Uno choc, se capite cosa vogliamo dire. Perché per quello che ne sapevamo noi, fino a quel momento Dior era piuttosto la leggerezza quasi impalpabile di una Audrey Tautou, o la forza sensibile di Marion Cotillard. Cose di questo tipo, insomma. Una come Rihanna, prima di allora, in Dior giusto a fare la portapacchi avremmo potuto immaginarcela.

Eppure il peggio era ancora in la da venire. Perché il colpo che ha spazzato via anche l’ultima bava di ragno che teneva unite le nostre certezze, è arrivato giusto una manciata di giorni fa, con la presentazione dell’ultima collezione Tom Ford. Un video di pochi minuti in cui a giocare il ruolo della protagonista è Lady Gaga.

 

Ora, al di là del fatto che l’associazione moda-pop abbia davvero ancora qualcosa di interessante da raccontarci, quello che più ci ha meravigliati è stato vedere l’immagine di Tom Ford ridotta in quello stato. Una roba di una banalità da chiedersi se l’avesse vista e approvata direttamente lui, Tom Ford, una campagna del genere. A noi che a “A single man” abbiamo affidato senza esitazioni l’ultima speranza di una rivincita della bellezza, della grazia e del garbo sopra ogni cosa, piace pensare che no, lui, Tom, non può averla vista una campagna del genere. E che se ne sia accorto, come noi bambini, solo a cose fatte. Quando ormai era troppo tardi per recuperare.

Zero glamour, zero originalità, zero “effetto wow”. In che senso?
Nel senso che i Soul Train, loro, almeno, non dovevano recitarlo il ruolo dei fighi.